Ayumi KudoLe cose in-misurabili

Ayumi Kudo

Le cose in-misurabili

Inaugurazione: martedì 7 maggio 2013 ore 18.00

Dal 7 maggio al 28 maggio 2013

 

L’opera di Ayumi Kudo si calibra sul senso dell’esistenza di ogni giorno. Per rappresentarla l’artista fa ricorso alla forma del polittico, così franto da assumere l’aspetto dell’installazione, senza per questo venire meno all’ordine, quello sostenuto dal proliferare dei riquadri disposti lungo assi ortogonali. Non è solo una questione di allestimento, di come s’impagina la composizione, ma anche e soprattutto di rapporto tra la forma e il contenuto, così stringente da essere tutt’uno: ogni tavola è un quadrato ed è inscritta in una figura geometrica, anch’essa quadrata, che ne comprende sette per lato. Simbologie ispirate alla lettura delle Sacre scritture. L’opera sorge in occasione della mostra allestita alla Galleria San Fedele, proprio sull’interpretazione creativa dell’Apocalisse.

Ayumi va oltre questioni di ordine ermeneutico, la sua attenzione è colpita dal significato sotteso al numerare, in quanto esigenza dell’essere umano di misurare una certa cosa per comprenderla e proteggerla. Per questa ragione ha pensato a situazioni umane che non sono, per natura, misurabili. Non importa adottare strumenti di precisione o ricorrere a calcoli complessi. Il misurare veicola quella tensione interiore che porta ad individuare ed abbracciare una certa condizione dell’essere. Si schiude così una dimensione esistenziale, una serie di stati d’animo che trascolorano nell’arco della vita. Ayumi li coglie in disegni che, moltiplicandosi divengono pagine di un diario intimo, anche se universale, aperto a tutti. In tal senso vanno letti i riquadri bianchi, finestre aperte per dare respiro phentermine all’opera, per offrire una possibilità a chi si affaccia e sosta sulla propria interiorità. La forma quadrata del polittico e delle sue parti, infine, non fa altro che ribadire questa tensione costante sottesa alla ricerca senza fine, alla quadratura del cerchio per fare incontrare l’effimero con l’eterno, l’immanenza con la trascendenza. Secondo le stesse parole di Ayumi è pertanto legittimo “misurare il silenzio dopo essere stati lasciati”; “misurare la fragilità dei pretesti accumulati”; “misurare il tepore del sospiro di sollievo” o “misurare sforzo per allontanare l’odio”: sentimenti, stati d’animo che non si chiudono nel segno del calcolo, sono da cogliere al volo, a punta di matita, col tocco leggero ed intenso della poesia che Ayumi sa infondere nella propria arte.

Ad accompagnare la mostra è un prezioso volume, l’impaginato a fisarmonica segue la linea continua del racconto che ha la facoltà di unire la fine con l’inizio: basta formare un cerchio per comprendere la ciclicità della vita e dei sentimenti che la animano.

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